Si parla molto di ecosistemi imprenditoriali: cosa sono e perché sono importanti?

Gli ecosistemi imprenditoriali per le startup innovative sono qualcosa di molto particolare rispetto agli ecosistemi nazionali. In altri termini si possono creare localmente ambienti più favorevoli alla nascita e alla crescita di startup. Ci riferiamo di fatto a città, aree metropolitane e comunque aggregati territoriali anche molto limitati, in cui c’è una maggiore concentrazione di soggetti che partecipano a processi innovativi.

I soggetti considerati rilevanti ai fini della costituzione di un ecosistema imprenditoriale per startup innovative sono considerati, oltre alle startup stesse, gli investitori ed il mondo della finanza, le società di servizi a supporto delle startup, le grandi e medie imprese, le università ed i centri di ricerca e, non ultimi, i cosiddetti governi locali (Regioni e Comuni in primis).

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Axeelent è un acceleratore in contatto con i diversi stakeholder dell’ecosistema imprenditoriale, dal mondo accademico agli aspiranti imprenditori, dalle startup agli investitori, dalle scaleup alle grandi imprese. Intervista a Francesco Ferrati, co-founder.

Mi pare di intendere che Axeelent operi in modo trasversale. Chi sono i vostri clienti e interlocutori?

Il nostro target principale è rappresentato dalle startup in fase seed ed early stage. Al fine di massimizzare le probabilità di successo di un progetto imprenditoriale è tuttavia indispensabile mantenere uno stretto contatto con tutti gli stakeholder dell’ecosistema imprenditoriale. Per tale motivo, l’offerta di Axeelent si rivolge anche ai diversi segmenti di finanziatori (siano essi investitori informali, investitori formali o istituzioni finanziarie) e alle piccole e medie imprese.

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Axeelent, l’acceleratore virtuale e le sue differenze rispetto al modello di business di un tradizionale incubatore. Intervista a Francesco Ferrati, co-founder.

Axeelent si definisce un “acceleratore virtuale”. Cosa significa precisamente e perché non si può utilizzare il termine classico “incubatore” per descrivere la vostra attività?

Il concetto di acceleratore virtuale nasce da un’analisi profonda degli effettivi bisogni di una startup. Le imprese su cui ci concentriamo sono attive principalmente nel settore ICT, e fanno uso di tecnologie emergenti, come ad esempio machine learning, deep learning, augmented reality o blockchain. In un momento storico in cui le principali nuove tecnologie dell’informazione utilizzano il cloud e la disintermediazione costituisce un elemento di forza di alcuni tra i modelli di business più efficaci, ci sembra quasi anacronistico parlare di spazi fisici. Per realizzare un’impresa in ambito digitale, gli unici strumenti necessari oggi sono un laptop, una connessione wifi e magari una virtual machine. Il lavoro effettivo si può svolgere ovunque, in qualsiasi città, su qualsiasi scrivania e a qualsiasi ora del giorno o della notte. Lavorare in un ambiente stimolante può certamente favorire il flusso di lavoro, dare il ritmo. L’ambiente è importante, ma non è il punto. Per fare un’analogia, alcune persone vanno in palestra per trovare altri individui impegnati nella stessa attività e quindi motivarsi vicendevolmente e darsi una frequenza… ma gli atleti professionisti, che hanno deciso di essere atleti nella vita, si allenano spesso in modo diverso, con un coach che li conosce nel profondo e gli tesse addosso il programma più adatto a valorizzare le loro peculiarità. Poco importa se l’allenamento avviene poi al chiuso, o all’aperto: è il contenuto ciò che fa la differenza. Ecco, noi non vogliamo preoccuparci della gestione del dove, ma dedicarci completamente al cosa e al come.

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